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// L'acceleratore

L'IA e la Singolarità

L'intelligenza artificiale è il motore del transumanesimo: accelera ogni altra tecnologia, e solleva la domanda su quando le macchine ci supereranno in tutto. Ecco lo stato delle cose, senza hype e senza minimizzazioni.

Un corridoio buio di data center con file infinite di server, le cui luci in fondo al corridoio si trasformano in una metà sospesa di cervello umano, per metà rossa e organica, per metà reticolo ciano
// Due substrati, un obiettivo: data center e cervelli si stanno avvicinando più di quanto entrambe le parti si rendano conto.

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Dove siamo oggi: la curva più ripida della storia della tecnologia

I moderni modelli di IA superano esami di giurisprudenza e test di abilitazione medica, scrivono codice pronto per la produzione, scoprono nuove strutture proteiche ed eseguono autonomamente compiti a più fasi. Ciò che nel 2020 si dava ancora per lontano decenni, oggi lo fanno strumenti liberamente disponibili nel browser. I benchmark con cui un tempo si misurava l'IA si sono saturati uno dopo l'altro: la ricerca inventa di continuo test più difficili, e cadono anche quelli.

Il carburante dietro tutto questo: potenza di calcolo, dati e scoperte algoritmiche. La potenza di calcolo impiegata per l'addestramento delle IA cresce da anni in modo esponenziale, gli investimenti dei colossi tech hanno superato la soglia dei cento miliardi e a ogni generazione i modelli non solo migliorano, ma diventano anche più efficienti ed economici da far funzionare.

Per la vita di tutti i giorni questo significa: l'IA è già ora una protesi cognitiva per miliardi di persone, che scrive con noi, pensa con noi, fa ricerca con noi. La fusione tra uomo e macchina non ha aspettato il primo impianto cerebrale. È in corso da tempo, solo che passa ancora per la deviazione di schermo e tastiera.

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AGI: il prossimo altopiano

AGI (Artificial General Intelligence, intelligenza artificiale generale) indica un'IA che risolve praticamente ogni compito cognitivo almeno a livello umano: non uno specialista di scacchi o di proteine, ma un pensatore universale. Le definizioni variano, ma la direzione è chiara, ed è lo scopo aziendale dichiarato dei più grandi laboratori di IA del mondo.

Sulle tempistiche conviene essere precisi: i vertici dei laboratori leader (tra cui Sam Altman, Dario Amodei e Demis Hassabis) indicano orizzonti che vanno da pochi anni fino a circa il 2030. Ampi sondaggi tra i ricercatori di IA mostrano una dispersione molto maggiore e collocano la mediana anche decenni più avanti. Entrambe le cose fanno parte della risposta onesta: chi costruisce questi sistemi è più ottimista della media accademica, ed entrambi i gruppi, storicamente, si sono già sbagliati, in entrambe le direzioni.

Il consenso, ormai, è un altro: non è più una questione di se. Quasi nessun ricercatore serio nega ancora che un'intelligenza generale delle macchine sia possibile. Si discute sul quando, sul quanto sarà sicura e su chi la controllerà. Ed esattamente queste tre domande decidono anche come si svolgerà la fusione tra uomo e macchina.

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Perché fondersi invece di competere?

Un argomento transumanista centrale recita: se le macchine diventano più intelligenti di noi, la migliore strategia di sopravvivenza non è la competizione, ma l'integrazione. Uno strumento che si comanda dall'esterno si può perdere, può esserti tolto o rivolto contro di te. Una capacità che è parte di te stesso, no.

Neuralink è stata fondata esattamente con questa motivazione: l'argomento dichiarato di Elon Musk era che nell'era dell'IA l'essere umano ha bisogno di un'interfaccia diretta e ad alta larghezza di banda con la macchina per restare rilevante, altrimenti diventerà una nota a margine della propria creazione. Non serve amare Musk per prendere sul serio l'argomento, ma non bisognerebbe nemmeno adottarlo senza esaminarlo.

La posizione opposta dice: l'integrazione non risolve il problema del controllo, lo sposta soltanto: chi controlla l'interfaccia non controlla più solo i tuoi strumenti, ma te. Entrambi gli argomenti hanno sostanza, ed è esattamente per questo che la questione della governance (standard aperti, neurodiritti, vigilanza indipendente) non è un teatro secondario, ma il cuore del dibattito. La mia valutazione personale la trovi nel manifesto.

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La Singolarità: 2045?

La singolarità tecnologica indica il punto ipotetico in cui l'IA migliora sé stessa e il progresso, di conseguenza, diventa così rapido che le previsioni umane non riescono più a stargli dietro. A rendere popolare il concetto fu il matematico Vernor Vinge. A dargli una data fu Ray Kurzweil, che da decenni ripete le stesse due: IA a livello umano intorno al 2029, Singolarità intorno al 2045.

Il bilancio di Kurzweil è migliore della sua fama: molte delle sue previsioni sulla potenza di calcolo e sullo sviluppo dell'IA si sono avverate con sorprendente precisione, altre, come i nanobot nel flusso sanguigno, sono molto indietro rispetto alla sua tabella di marcia. I critici considerano il 2045 marketing con conto alla rovescia, i sostenitori una stima conservativa. L'unica affermazione seria è: nessuno lo sa, e le stime degli esperti spaziano da «tra dieci anni» a «mai».

Su questa piattaforma documentiamo entrambe le posizioni, con fonti, nomi e date. Perché per le domande pratiche della tua vita l'anno esatto della Singolarità è comunque secondario: già il percorso per arrivarci (assistenti IA, interfacce cerebrali, terapie per la longevità) trasforma lavoro, salute e società così in profondità che conviene farsi trovare preparati invece che sorpresi.

// Fonti e link di approfondimento